The Woman In Tech

Un giorno nella Silicon Valley: la visita alle sedi di Apple, Google e PayPal

November 10, 2014
First Hackathon in Bolzano -Winners go to San Francisco

Come tutti sanno, 7 è la misura massima di qualsiasi cosa.

Sette, proprio come i mesi che intercorrono tra Aprile e Novembre.
È quindi, finalmente, giunto il momento di parlare della bellissima esperienza vissuta a San Francisco, grazie alla vittoria dell’Hackaton Bla Bla.
Oggi scriverò delle visite fatte a Google, Apple e PayPal, mentre per Twitter, Wikimedia e Twit.tv basterà aspettare solo altri sette mesi.

logo-apple
Se abbiamo avuto l’opportunità di visitare le fantascientifiche aziende della Silicon Valley (e non), lo dobbiamo a quell’uomo incredibile che è Simon Phipps, che ci ha fatto da Cicerone in quest’avventura.
La prima tappa è stata Apple Inc., a Cupertino, ospiti di Ernest Prabhakar, che ci ha permesso di visitare parte del campus e di presentare il progetto con cui avevamo vinto l’Hackathon l’anno scorso. La sede di Apple è vastissima, e la sensazione che si prova quando vi si entra è proprio quella di trovarsi all’interno di un campus universitario: gli uffici sono separati da ampi spazi verdi, una caffetteria enorme e tavolini dove è comune trovare dipendenti che lavorano al proprio macbook sorseggiando caffè (caffè che i dipendenti pagano, l’unico cibo gratuito in Apple sono, indovinate? le mele!).

Infinite loop Apple Inc Cupertino_

Da quanto ci raccontava Ernest di fronte al plastico di quella che viene ormai definita “l’Apple’s Spaceship”, l’attuale campus è composto da sei uffici (i cosiddetti Infinte Loop 1-6), tutti costruiti da architetti diversi, il che porta la struttura a non avere un’identità forte ed unitaria come Steve Jobs avrebbe voluto. Nominare “Steve Jobs” dentro Apple è un po’ come dire “Dio” in chiesa. Tutti tacciono, ai dipendenti brillano gli occhi e il tempo si ferma per un istante; è commovente ed in un certo modo surreale. Un altro degli aspetti tipicamente Apple che ho potuto riscontrare durante la visita, è la chiusura: non si parla di Apple al di fuori di Apple; non è permesso fare foto, non è permesso visitare la sede (noi abbiamo avuto modo di entrare solo nelle zone comunicanti tra gli uffici). C’è una maglietta favolosa nell’Apple Company Store che cita:

“I visited the Apple campus. But that’s all I’m allowed to say.”

Beh, ora non vorrei sembrare troppo critica od ingrata, ho solo un rapporto un po’ complicato con questa azienda che butta sul mercato prodotti costosissimi ed insensatamente belli (e dannatamente chiusi, voglio dire: è un dato assodato che Safari abbia un tasso di penetrazione di mercato ridicola.Temo che rendere il live di presentazione di iPhone6 visibile solo a chi voglia usare il browser di Apple non sia proprio la scelta più intelligente. E poi perché per trasferire un mp4 sull’iPad devo per forza passare da iTunes? Perché il macbook air è così dannatamente bello? Perché Windows 8 è stato progettato per far venire voglia di distruggere violentemente il proprio computer? Perché non sono ricca?).

Speech at Apple Campus

Ahm. Ma tornando alla nostra visita. Il momento in assoluto più significativo per me è stato quello legato alla presentazione del nostro progetto e al successivo breve speech che Ernie ha tenuto per noi. Il titolo della sua presentazione era “Growing a career”, e verteva in particolare sul cosa significhi lavorare nella Silicon Valley. È stato illuminante, sotto molti aspetti. Nelle slide si parla quasi subito di crescita, e c’è una cosa che per me è stata un po’ una svolta:

“Careers are grown, not planned.”

Non ci avevo mai pensato prima, ma mi sono resa conto di aver a lungo provato a pianificare ogni mio più piccolo passo, cercando di aver sempre di fronte a me degli obiettivi ben precisi, cosicché non passasse giorno senza aver fatto qualcosa che mi avrebbe permesso di raggiungerli. Ero convinta fosse il modo migliore per progredire, eppure è vero: la crescita è incontrollata, non pianificata.

Gli obiettivi pongono dei limiti, forse sarebbe più giusto usare i propri valori come bussola.

Ci hanno insegnato che per crescere dobbiamo decidere cosa vogliamo diventare e poi muovere un passo dopo l’altro come piccoli soldati per raggiungere quella meta, ma è improponibile, non siamo robot. Siamo persone, siamo in continua evoluzione, abbiamo il diritto di sbagliare e di cambiare. Ed in queste fasi di crescita e cambiamento, tenersi stretti i propri valori e cercare di rispettarli, mi sembra effettivamente il modo più efficace per esplorare cosa c’è lì fuori senza per forza dover rifiutare delle opportunità solamente perché non rispettano la tabella di marcia.

From STEM to SHADE: Rethinking Technical Education from Ernest Prabhakar

 

logo google

Per la pausa pranzo dello stesso giorno, avevamo appuntamento con Jeremy Allison a Googleplex, a Mountain View. Google è il paradiso. Un paradiso munito di piscine, palestre, sale dove i dipendenti possano lasciare i loro cagnoli, campi di beachvolley, parrucchiere personale, sauna, ambulatori e tutto il resto. Per dire, anche Apple era fornita di campi di volley, ma quando ci siamo passati davanti dei magazzinieri li stavano sfruttando come area scarico merci e la nostra guida ha dovuto ammettere che “negli anni ’90 si era soliti giocare molto di più, ma ora non c’è più tempo per queste cose”. In Google, invece, le attività di Team Building sono essenziali, e vengono stimolate in tutti i modi.

Life at Googleplex

Ma torniamo alla nostra pausa pranzo e alla grande abbuffata: qui cibo gratis per tutti, dipendenti o ospiti che siano! La sala in cui abbiamo pranzato era immensa, anche perché con tutti i dipendenti che ci sono, lo spazio è un dettaglio decisamente significante. Ma, come dicevamo, Google ci tiene a prendersi cura dei suoi dipendenti, così non si limita ad offrire loro il pranzo, ma lo accompagna con della buona musica: un pianista in carne ed ossa vestito di tutto punto suona per noi “Heart and Soul” da un meraviglioso pianoforte a coda posto a fondo sala. Non è proprio da tutti, no?

Pianoman at Googleplex

Una cosa che non mi era chiara prima di arrivarci, è che Googleplex è una vera e propria cittadella di più edifici, posseggono una cosa come 325 km2 di uffici e costruzioni, e 7 acri di terreno edificabile in vista di futuri sviluppi. Non so dirvi quanti campi da calcio sono, ma secondo me dovrebbero usare Googleplex come unità di misura per esprimere “un fottio”.

Tutto questo bla-bla sulla superficie dell’HQ di Google mi è propedeutico esclusivamente per questo: introdurre le Google Bike. Le Google Bike sono le bici (you don’t say?) che Google offre ai dipendenti per spostarsi da un ufficio all’altro. E SONO BELLISSIME. Sono una di quelle tantissime cose che mi hanno fatto completamente innamorare di Google.

Google bike at Googleplex, Mountain View
La sede di Google a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro La sede di Google a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro
Google speech

Per non parlare poi delle adorabilissime statue di Android che fanno bella mostra di fronte all’edificio 44 (anche se sono state recentissimamente rimosse, visto che gli uffici di Android si sono spostati in un’altra sede). Ogni statua è dedicata ad un sistema operativo, e per l’arrivo di Lollipop avevano organizzato un vero e proprio evento.

La sede di Google a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro La sede di Google a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro
Googleplex_friends

logo-apple
La sede di Paypal è stata l’ultima visita di quella prima giornata. Tra tutte, è stata quella più “originale”, ma serve una piccolissima premessa. Quando anni fa non sapevo che Ebay e PayPal fossero la stessa cosa, non riuscivo a capacitarmi del perché Amazon non accettasse il servizio di PayPal per i pagamenti online. Naturalmente in seguito ho capito che l’essere diretti concorrenti non aiutava, per non parlare del fatto che per Amazon costerebbe molto di più ricevere pagamenti tramite PayPal che non via Carta di Credito (e la recente nascita di Amazon Payments non poteva che incrementarne la sfida).

La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro
La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro

Per PayPal, quindi, era diventato di vitale importanza ritagliarsi una nuova area di mercato dove Amazon non potesse contrastarla, così circa due anni fa ha pensato bene di puntare sull’ultima cosa a cui assoceremmo il mondo degli ecommerce: il negozio fisico (immagino nemmeno loro avessero valutato che Amazon ne avrebbe aperto uno a Manhattan).


Anyway, ecco l’idea di PayPal, non ancora presente in Italia: “Paypal inStore”. L’idea è effettivamente rivoluzionaria ma allo stesso tempo molto semplice: invece di pagare con bancomat o portafogli, è possibile entrare in un negozio, ritirare la merce e pagare con il proprio smartphone direttamente tramite il proprio account PayPal. Questo apre scenari molto più ampi, come ad esempio la possibilità di ordinare il pranzo dal tavolo direttamente con l’app senza dover attendere il cameriere, prenotare la taglia di un capo d’abbigliamento non presente in negozio, ed altro ancora.

La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro

Se qualcuno si sta chiedendo cosa centra tutta questa pappardella col nostro viaggio, sappiate che Ebay ci tiene talmente tanto a questo servizio da aver adibito un’area della loro sede a dimostrazione di queste nuove tecnologie. Sono così state ricreate una decina di stanze che rappresentassero le varie situazioni in cui PayPal inStore potesse essere usata. Si tratta di un vero e proprio showroom, con delle riproduzioni di un bar, un salotto, un negozio di abbigliamento, un negozio di cd, gli spalti di uno stadio e via così. Grazie a dio ho fatto delle foto perché onestamente a rileggerlo sembra fantascienza.

La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro
La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro

La nostra visita si è conclusa chiacchierando un po’ con la nostra guida che, oltre ad averci mostrato uffici ed aree esterne, ci ha anche riempito di gadget: non potevamo davvero chiedere un primo giorno di viaggio migliore di questo.

La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro La sede di Apple ed Ebay a San Francisco. PH. Giorgia Pallaro

ps. Il giorno successivo siamo stati ospiti nelle di sedi Wikimedia e Twitter; avevo la vaga intenzione di racchiudere tutte le aziende in un post solo, ma vista la mia lentezza, credo che di questo ne parlerò magari tra un anno 😀
NB: Grazie a Sandy Kirchlechner per avermi permesso di pubblicare anche le sue foto. Ha un blog bellissimo, potete leggerla qui.

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1 Comment

  • Reply Silvia November 17, 2014 at 11:42 am

    io ti adoro e stimo infinitamente. <3

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